COLLABORAZIONE CON LA SOCIETÀ CANOTTIERI FIRENZE

La nostra scuola calcio nasce come un percorso politico.
La sua origine dentro il giardino dell’Ardiglione lo testimonia con chiarezza: il nostro obiettivo era ed è lottare contro la solitudine che rischia di contagiare i residenti a causa delle trasformazioni sociali ed economiche avvenute nel centro storico.
Per questa ragione, chiunque avesse il desiderio di partecipare alle nostre attività sarebbe stato ben accetto: la scuola calcio doveva essere accessibile a tutti e tutte.
Col passare del tempo ci siamo accorti però che l’accessibilità non è solo di tipo economico. Non basta, cioè, intervenire sulla retta di iscrizione per creare un ambiente capace di accogliere.
Un grande ostacolo all’accessibilità è di tipo emotivo.
Il problema della dispersione sportiva, dell’abbandono precoce dell’attività motoria, spesso nasce per l’assenza di gratificazioni e sicurezze che si ricevono nel gioco. Sentirsi goffi, avere la percezione di non migliorare, andare incontro a una totale assenza di risultati, essere oggetto di derisione, non sentirsi accettati dal gruppo, non essere sostenuti dalla famiglia sono tutte occasioni di frustrazione che se reiterate possono produrre un precoce rifiuto per l’attività sportiva. Negli anni, osservando le dinamiche in cui eravamo coinvolti, ci siamo dunque resi conto che l’accessibilità emotiva deve essere il primo obiettivo per chi propone attività sportiva di base.
Abbiamo cercato delle soluzioni. Sperimentando, ci siamo accorti che proporre diversi sport fosse il miglior modo per produrre divertimento e soddisfazione nei bambini e nelle bambine. Una singola disciplina produce inevitabilmente delle gerarchie di abilità all’interno di un gruppo. Su queste gerarchie possono prodursi stimoli positivi e cooperazione, ma anche prese di giro, esclusioni, rifiuti, impotenza.
Ogni bambino e ogni bambina ha i propri talenti e i propri limiti. Non è detto che chi è più avanti nel calcio sia a proprio agio con il rugby, chi più veloce nell’atletica lo sia altrettanto in acqua, chi è coraggioso nella lotta lo sia anche nella danza.
In questo scenario, ognuno/a sperimenta difficoltà e punti di forza. E quello che più conta, lo fa davanti agli altri, mentre osserva gli altri. Si crea una situazione dove diventa sempre più istintivo empatizzare verso le difficoltà e le eccellenze altrui, perché le riconosciamo sempre più simili alle proprie.
Abbiamo così trasformato la nostra scuola calcio in un percorso polisportivo. Tutte le nostre annate, dal 2009 al 2016, sperimentano con regolarità altre discipline oltre al calcio: danza, atletica, nuoto, rugby, lotta, atletica, skate.
Da quest’anno ci si è presentata una bella novità: le nostre bambine e i nostri bambini potranno vivere lo spazio e le attività del circolo della “Società Canottieri Firenze”, ossia fare sport in uno dei posti più belli del mondo, proprio sotto a Ponte Vecchio. Ogni mese faranno delle lezioni di canottaggio con la “barca scuola”, agganciata al pontile, e usciranno in Arno con il ‘Dragon Boat’, una canoa da 20 posti dove migliorare ancora lo spirito di gruppo e la collaborazione.
Vogare insieme, scivolare sull’acqua, abitare un luogo magico dal quale osservare la propria città da un’angolatura diversa, conoscere il fiume: è un grande regalo quello che i Canottieri ci stanno facendo.
Sabato scorso abbiamo inaugurato questo percorso, con una festa al circolo e una gara tra istruttrici e istruttori sul Dragon Boat.
Grazie di cuore alla Società Canottieri Firenze per aprire sempre di più alla città un luogo così straordinario.